{"id":39,"date":"2008-10-12T21:41:25","date_gmt":"2008-10-12T21:41:25","guid":{"rendered":"http:\/\/imediata.org\/?p=39"},"modified":"2008-10-12T22:16:43","modified_gmt":"2008-10-12T22:16:43","slug":"oh-moon-of-alabama-por-franco-berardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imediata.org\/?p=39","title":{"rendered":">>Oh moon of Alabama, por Franco Berardi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/imediata.org\/wp-content\/imagens\/logos\/logolance.jpg\" alt=\"null\" \/><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/imediata.org\/imagens\/logodossiewallstreet.jpg\" alt=\"null\" \/><br \/>\nFonte: <a href=\"http:\/\/liste.rekombinant.org\/wws\/arc\/rekombinant\/2008-10\/msg00027.html\">Rekombinant<\/a><\/p>\n<p><strong>Oh moon of Alabama<br \/>\nit&#8217;s time to say goodbye<br \/>\nwe&#8217;ve lost our old good mama<br \/>\nand now we must have some whiskey<br \/>\noh you know why&#8230;..<\/strong><\/p>\n<p><object width=\"425\" height=\"344\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/KnHRTmZGS6g&#038;hl=en&#038;fs=1\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><embed src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/KnHRTmZGS6g&#038;hl=en&#038;fs=1\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" allowfullscreen=\"true\" width=\"425\" height=\"344\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p>Un anno fa sono stato in Argentina.  Partivo da un&#8217;Italia cupa rabbiosa e triste com&#8217;\u00e8 adesso. A Roma un uomo di etnia rom aveva ucciso Giovanna Reggiani e il liquame razzista si spargeva nella psiche della penisola. Non ha smesso da allora di tracimare. Ero talmente assorbito dalla tragedia italiana che non avevo pensato a quel che avrei trovato di l\u00e0. La mattina del due novembre (il giorno del mio compleanno) sbarcai all&#8217;aereoporto di Ezeze. C&#8217;erano Diego e Mario ad aspettarmi, ci abbracciammo e andammo a festeggiare il compleanno con un cappuccino. C&#8217;era il sole, e la gente sulla piazzetta del mercato comprava paccottiglie da pochi pesos.  <\/p>\n<p>Poi cominciarono gli incontri, le conferenze. Un&#8217;onda di allegria cui non ero pi\u00f9 abituato mi colpiva in piena faccia dovunque andassi. Non si trattava del calore meridionale dei sudamericani, perch\u00e9 gli argentini sono pi\u00f9 nordici degli italiani. Sono gente puntuale, competente, per molti aspetti mitteleuropea. Il calore umano e l&#8217;intelligenza allegra del collettivo sostituirono in fretta nel mio panorama interiore il razzismo rabbioso e la melmosa imbecillit\u00e0 degli italiani che avevo appena lasciato dietro di me. Nel pomeriggio del primo giorno andammo alla scuola Crecendo juntos. Presentavo un mio libro che parla di psicoanalisi, di filosofia e di politica davanti a un pubblico numerosissimo di insegnanti, genitori, ragazzi, psicoterapeuti, persone del quartiere. Gli interventi erano tutti documentati, profondi, e la sensazione che provai fu che in quel posto la gente prendeva sul serio le parole. Cosa che in Italia non accade pi\u00f9 da molti anni, da quando l&#8217;insalata di ammiccamenti, volgarit\u00e0, aggressioni, stridii ed urla ha trasformato la comunicazione sociale in una specie di rumore bianco. Nei giorni successivi macinai incontri conferenze dibattiti assemblee, chiacchierate. Conobbi gli erroristas, il gruppo pi\u00f9 interessante della scena artistica contemporanea. Dovunque si ripeteva quel miracolo: le parole avevano senso. Le persone avevano tempo per parlarsi, per ascoltarsi, per farsi domande, per sorridersi.  All&#8217;Hotel Bauen (un albergo quattro stelle occupato dai lavoratori) partecipai a un incontro affollatissimo dedicato al tema: la crisi del lavoro astratto. Parlavano John Hallloway e Raul Zibechi. Notai che la parola &#8220;duemilaeuno&#8221; non significava, come da noi, l&#8217;anno dell&#8217;inizio della guerra, ma l&#8217;anno del collasso e dell&#8217;insurrezione. Zibechi parl\u00f2, in quell&#8217;occasione, di solidariet\u00e0 di naufraghi. Finalmente cominciavo a capire. Certo. Come potevo non averci pensato. L&#8217;Argentina aveva conosciuto il collasso dell&#8217;economia e ne era uscita migliore perch\u00e9 si erano create le condizioni per vivere fuori dalle leggi dello scambio e della prestazione.<\/p>\n<p>Alcuni da qualche tempo mi prendono in giro chiamandomi &#8220;catastrofista&#8221; con un po&#8217; di irrisione. Un vecchio amico al quale sono affezionato se non altro perch\u00e9 \u00e8 stato il primo dei miei maestri mi ha chiesto recentemente perch\u00e9 non mi suicido visto che rompo tanto le palle con questa catastrofe che deve venire. Non me ne sono avuto certo a male, perch\u00e9 mi piace l&#8217;ironia macabra, ma un po&#8217; mi \u00e8 dispiaciuto perch\u00e9 l&#8217;idea che se parlo tanto di catastrofe allora debbo esser terribilmente depresso dovrebbe venire soltanto a persone di scarso spirito. E i miei amici dovrebbero essere persone di spirito, almeno pensavo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Tra agosto e ottobre 2008 si \u00e8 compiuta una svolta catastrofica in senso proprio. Una svolta oltre la quale diviene possibile vedere un panorama del tutto nuovo. Il deprimente dominio dello schiavismo cellulare \u00e8 andato in pezzi. Ora inizia il lavoro della creativit\u00e0 ricombinante per dar forma a un processo di ricomposizione soggettiva, niente affatto scontato n\u00e9 certo. Al contrario.<br \/>\nAl momento tutto sembra mostrare che questo collasso &#8211; la cui magnitudo non \u00e8 inferiore a quella del 1914-1919, o del 1929-39, o del 1968-77, o del 1989 &#8211; questo collasso destabilizza ma non soggettivizza.  Il prossimo decennio avr\u00e0 caratteri immensamente diversi da tutto quel che abbiamo visto prima. Ma quale sar\u00e0 il colore e il sapore del decennio a venire non \u00e8 detto. Prevarr\u00e0 una coscienza leggera, prevarr\u00e0 un&#8217;idea della ricchezza non acquisitiva, prevarr\u00e0 l&#8217;autonomia dal bisogno, oppure prevarr\u00e0 l&#8217;ansia securitaria, l&#8217;aggressivit\u00e0 di chi non vuol rinunciare al possesso, il fascismo che piazza macchine da guerra in ogni nicchia? Dipende dall&#8217;azione culturale, linguistica, politica, che sapremo sviluppare ma anche dalle condizioni oggettive del cervello sociale. Si tratta di due questioni separate che nella pratica si intersecheranno. Che ne \u00e8 del cervello sociale delle generazioni emergenti?<\/p>\n<p>Il dominio mediatico sulla generazione connettiva ha interferito con le condizioni cognitive della coscienza empatica, e della creativit\u00e0. Questo \u00e8 prima di tutto un problema per il capitale. Mi pare che non si intravveda una generazione di ricambio. La classe dirigente dell&#8217;economia e della finanza non ha prodotto una generazione di ricambio. Guardateli i trentenni della finanza, bruciati prima ancora di raggiungere una posizione di comando. Il cinismo non \u00e8 un buon viatico per nessuno, neppure per chi intenda maneggiare danaro e potere. Occorre crederci, almeno per un po&#8217;. Costoro sono cresciuti sapendo che \u00e8 meglio non credere a niente, per compiacere ai semio-padroni. Ora non sono in grado di inventare nulla di originale. Per questo io credo che non ci sar\u00e0 ripresa economica, n\u00e9 presto n\u00e9 pi\u00f9 tardi. Non tanto perch\u00e9 la caduta \u00e8 grave e profonda, ma perch\u00e9 il ciclo capitalista che sta alle nostre spalle ha programmaticamente distrutto il futuro, o piuttosto lo ha speso, consumato. La finanziarizzazione cominci\u00f2 la sua folle corsa quando, a met\u00e0 degli anni &#8217;80 entrarono in campo i &#8220;futures&#8221;, azioni che corisspondevano ad attese, a supposizioni. L&#8217;intero edificio della new economy fu costruito su una dinamica di fuga da se stessi. La creativit\u00e0 della classe virtuale \u00e8 creativit\u00e0 contestualizzata. Sono animali capaci di inventare nuove tecniche per ottenere sempre lo stesso obiettivo, dentro un contesto immutabile. Ma ora quel che cambia \u00e8 il contesto, e occorre inventare nuovi obiettivi. <\/p>\n<p>Bateson parla in proposito di Apprendimento del terzo tipo: &#8220;un cambiamento correttivo nel sistema degli insiemi di alternative tra le quali si effettua la scelta.&#8221; (Verso un&#8217;ecologia della mente, Alephi, pag. 319). Io lo chiamerei &#8220;apprendimento catastrofico&#8221;.<\/p>\n<p>La classe creativa avendo trasformato la creativit\u00e0 in lavoro, ha perduto propriamente la capacit\u00e0 di creare contesto. Possiede la capacit\u00e0 di creare entro un contesto dato (apprendimento del primo e secondo tipo), ma ha perduto la capacit\u00e0 cognitiva di compiere un cambiamento correttivo nel sistema degli insiemi di alternative tra le quali si effettua la scelta. Per questo il capitalismo \u00e8 finito. Pour de bon. Il che non vuol dire che inizia qualcosa di migliore, perch\u00e9 questo dipende dal fatto che emergano energie creative capaci di apprendimento catastrofico.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento che mi ha pi\u00f9 colpito al seminario Uninomade del 12-13 settembre \u00e8 stato quello di Tiziana Terranova, che ha analizzato la crisi finanziaria dal punto di vista della soggettivit\u00e0 degli operatori cognitario-finanziari, o pi\u00f9 precisamente dal punto di vista della loro psicopatologia. Sull&#8217;Herald International Tribune del 7 ottobre leggo un articolo di David Brooks (Testing time) che osserva come &#8220;il processo decisionale degli operatori finanziari \u00e8 essenzialmente un processo emozionale, e coloro che trattano enormi somme tendono ad essere bipolari maniaco-depressivi.&#8221; Sul Corriere della sera dello stesso giorno Massimo Goggi parla dello stesso tema, citando Kahneman e Soros. La depressione \u00e8 nel cuore.<\/p>\n<p>Nel prossimo periodo, se troveremo il tempo e la voglia, dovremo studiare il rapporto fra cicli economici e disturbo maniaco-depressivo nel passato trentennio del semiocapitalismo. Ma soprattutto dovremo cercare le nuove energie capaci di apprendimento catastrofico.<\/p>\n<p>Mi guardo intorno, prima di tutto guardo la comunit\u00e0 ricombinante, non perch\u00e9 sia lo specchio del mondo (non lo \u00e8, purtroppo. Il mondo sarebbe molto migliore se RK ne fosse lo specchio), ma perch\u00e9 \u00e8 parte cosciente della generazione che si \u00e8 formata negli anni della virtual economy e negli anni del movimento globale. E&#8217; la componente autonoma della generazione Internet, generazione Genova diciamo. Penso com&#8217;\u00e8 cambiata la comunit\u00e0 ricombinante da quando nacque, nell&#8217;estate del NO-OCSE, fino a questa estate cupa della catastrofe. Vedo che la comunit\u00e0 aumenta ogni giorno. Osservo il contatore dei subscriber e vedo che ogni giorno si aggiungono tre quattro cinque iscritti. Silenziosi. Cosa ci vengono a fare? Quale richiamo li attira?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una vecchia mailinglist del Web01, non c&#8217;\u00e8 molto da divertirsi. E&#8217; un luogo che nacque per preparare l&#8217;insurrezione. E l&#8217;insurrezione oggi \u00e8 all&#8217;ordine del giorno. Non quella antica che si faceva con le carabine e i cocktail molotov. Quella postmodern delle competenze e dei progetti, dell&#8217;autonomia esistenziale che si fa corpo collettivo. Ma ne sono oggi capaci i ricombinanti?<br \/>\nLi conosco poco, visto che stanno cos\u00ec silenziosi, ma attendo l&#8217;emergere di una nuova generazione di insorti, una generazione che non ha sperato alcun futuro, e dunque non ha illusioni n\u00e9 paure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Rekombinant Oh moon of Alabama it&#8217;s time to say goodbye we&#8217;ve lost our old good mama and now we must have some whiskey oh you know why&#8230;.. Un anno fa sono stato in Argentina. Partivo da un&#8217;Italia cupa rabbiosa e triste com&#8217;\u00e8 adesso. 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